Caso Rai: vita da precario, tra una clausola e l'altra
Il Salvagente.it - Giorgia Nardelli
21/02/2012
Il racconto di E., consulente "a cottimo". Non c'è solo il contratto antigravidanza.
Giorgia Nardelli
In redazione tutti i giorni, anche se per contratto non ci dovresti essere (ma il pc lo devi portare da casa), pagati a puntata, ma senza un tariffario di riferimento, e quando finisce il programma devi aspettare che ne cominci un altro, sempre che il “tuo” produttore ti chiami. Oggi il direttore generale Lorenza Lei ha eliminato dai contratti di consulenza Rai “l’ignobile postilla” antigravidanza e antimalattia, ma la vita dei precari di Viale Mazzini resta dura, eccome. Che siano giornalisti chiamati con altre mansioni, autori o collaboratori di testi non cambia molto. All’interno dei programmi della tv di Stato la stragrande maggioranza dei lavoratori presta la sua opera così, con contratti di consulenza a partita Iva, anche se di consulenza c’è ben poco.
Non c'è solo la clausola antigravidanza
Chi ha bazzicato a lungo i corridoi di Viale Mazzini sa bene che quel punto 10 del contratto di consulenza era una prassi, accettata da tutti: in fondo la Rai non fa altro che utilizzare gli stessi contratti di consulenza utilizzati dalle migliaia di aziende nel resto d’Italia. “E i contratti di lavoro autonomo hanno da sempre previsto clausole che regolano la impossibilità di proseguire il rapporto”, ha chiarito la stessa Lei nel comunicato odierno.
Carta bianca per la Rai
Dunque la Rai aveva carta bianca, e in caso di malattia e infortunio aveva piena facoltà mandare a casa il collaboratore di turno, il fatto di non perdere il lavoro per una gravidanza era dovuto solo al buon cuore del produttore di turno.
"Tutto dipende dal buon cuore dei produttori"
E. 35 anni, 10 anni nell’azienda della tv italiana come “collaboratrice di testi” in veste di consulente lo sa bene. Due anni fa resta incinta, una gravidanza difficile, che la costringe a restare a casa per qualche settimana. “La produttrice fu molto carina, mi permise di lavorare da casa (anche se il contratto, formalmente, non impone di recarsi in ufficio, ndr.), e mi riconobbe il pagamento delle puntate. Poi appena stetti meglio tornai al lavoro”. E. ricorda le parole della produttrice, al suo rientro: “Ho fatto in modo di farti riconoscere tutte le puntate”. Un’altra collega è meno fortunata, ma tutto sommato le va bene, anche lei resta a casa per una gravidanza complicata, la produttrice le accorda una puntata a settimana su due, ma non la manda a casa.
Ambiente umano, ma...
Casi di gente “licenziata” E. non ne ha visti: “In Rai ci sono molte produttrici donne, c’è una grande solidarietà femminile, il comportamento all’interno delle redazioni è sempre stato corretto. Anche quando colleghi si sono dovuti assentare per un paio di settimane per malattie o infortuni, nessuno ha mai interrotto la loro collaborazione. Ma questo non toglie che tutto sta al buon cuore della produzione, e se trovi il produttore che ti vuole mandare via ha tutta la facoltà di farlo”.
Sono tutti "consulenti"
E’ un microcosmo a parte, quello delle produzioni di programmi Rai, luoghi dove “non esistono collaboratori di testi interni, dove anche gli autori sono il più delle volte “consulenti” esterni, e dove esistono più produttori di programma assunti che programmi, “e li vedi arrivare la mattina, timbrare, poi timbrare a fine giornata, e tu non sai cosa abbiano fatto per tutto il giorno”.
Senza tariffario
Persino il pagamenti dei “consulenti” collaboratori di testi varia, “a seconda del budget del programma, dell’esperienza del consulente”, e , non ultimo, della persona che “ha segnalato “ il collaboratore alla produzione.
E. continua il suo racconto: “All’interno di uno stesso programma puoi trovare un collaboratore che prende 100 euro a puntata più Iva, e uno, con la stessa mansione, che prende fino a 4 volte tanto. Tutto è discrezionale, in Rai”. Non esiste un tariffario e non conta “l’anzianità”. “A Viale Mazzini si dice che conta il precedente, e cioè ci si basa sulla retribuzione del primo contratto: difficilmente può salire, più spesso l’ho vista abbassare. In ogni caso ogni cosa è a discrezione dell’ufficio contratti”.
In redazione ma senza pc
L’ufficio contratti ha potere di vita o di morte su ciascuno dei questi lavoratori a cottimo, così come il produttore del programma. Se il produttore si “adopera” farà trovare a tutti i collaboratori il pc in redazione, se no loro devono portarlo da casa. Non è previsto, infatti, che le redazioni dei programmi abbiano le apparecchiature per tutti i consulenti.
Sulla carta loro non dovrebbero e non potrebbero lavorare negli uffici, anche per una questione di sicurezza, “ma tu DEVI andare, come fai a collaborare con il gruppo se lavori da casa?”
E se non vai ti chiamano
E poi il produttore lo pretende, come racconta la nostra “precaria”: “Ricordo una volta, avevo preso un altro lavoro, era nel mio pieno diritto, per un po’ di giorni non mi recai in redazione, svolgevo le mie mansioni da casa. A un certo punto ricevetti la telefonata del produttore....”
Un piccolo passo avanti
Il racconto finisce qui, anche se ci sarebbe tanto altro da dire. Dopo qualche minuto le agenzie battono la notizia che la direzione generale della Rai ha deciso di eliminare la clausola capestro dai contratti di consulenza. Mando a E. un sms con la “buona notizia”. Risposta: “D’altronde siamo “solo” nel 2012”.
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